en-Il Progetto Uomo: La Cintura Sbiadita e il Ritorno a Casa

10/05/2026

C'è un momento preciso, nella vita di ogni judoka che ha lasciato il tatami per qualche anno, in cui il richiamo della "Via" torna a farsi sentire. Non è solo nostalgia; è la sensazione di un discorso interrotto, di un progetto uomo iniziato vent'anni fa e rimasto lì, in attesa di essere completato.

Recentemente ho deciso di riallacciare i nodi di quel discorso. Sono tornato nel Dojo come cintura marrone, portando con me il peso degli anni e delle ginocchia che, per usare un termine onesto, sento ormai "finite".

La nobiltà della stoffa logora

Al mio ritorno, avevo acquistato una cintura nuova. Ma dopo poco, ho capito che non poteva funzionare. Ho ripreso la mia vecchia cintura sbiadita. In quella stoffa che ha perso il colore originale non c'è trascuratezza, ma identità. Ogni filo logoro è un diario: racconta gli allenamenti di vent'anni fa, ogni caduta e ogni risalita. Indossarla di nuovo non è stato un atto di vanità, ma di verità: sono tornato esattamente come sono, con la mia storia e i miei limiti.

La "Croce" del Kata e la fortuna di avere Guide vere

La ripresa non è stata facile. Chi pratica sa che il Judo non perdona il tempo che passa e il Kata richiede una perfezione che mette a nudo ogni debolezza. Per me, la "croce" si chiamava Kata-guruma. Nella preparazione per il primo Dan, quella tecnica era diventata un muro insormontabile. Le ginocchia stanche urlavano e il caricamento di Uke sembrava, a volte, semplicemente impossibile.

C'è ancora un sacco di lavoro da fare per affinare ogni dettaglio, per "sistemare" i movimenti e renderli puliti. Ma in questa fatica, io e il mio compagno siamo profondamente fortunati. Abbiamo al nostro fianco due splendidi istruttori tecnici, Lorenzo ed Emanuela. Sono instancabili e pazienti, e la cosa più bella è che ci conoscono da allora, da quando eravamo ragazzi e potevamo ancora permetterci di "saltare i fossi per lungo". Sapere che sono ancora lì a guidarci, con la stessa passione di un tempo, rende il sudore più leggero.

Il miracolo di lunedì sera

Lunedì è successo l'imprevisto. È tornato sul tatami un vecchio amico, proprio uno di quelli con cui sono cresciuto sotto la guida di Lorenzo ed Emanuela. Lui non trovava più la sua cintura, così gli ho dato la mia nuova: io tenevo il passato (la sbiadita), a lui offrivo il futuro (la nuova).

Insieme, abbiamo provato quel Kata-guruma che tanto mi spaventava. E lì, è accaduto il piccolo miracolo: il peso è sparito. Senza dircelo, i nostri corpi si sono ritrovati. Stesso peso, stessa storia, stessa intesa. Farlo con lui è stato come "andare in bicicletta". Il principio del Seiryoku Zen'yo (minimo sforzo) si è manifestato non attraverso la forza, ma attraverso la fiducia. Il segreto non era nelle mie ginocchia, ma nella connessione profonda con un compagno che parla la mia stessa lingua marziale da vent'anni.

Oltre il grado: Essere Cintura Bianca

Si dice che Jigoro Kano, in punto di morte, chiese di essere sepolto con la cintura bianca. È l'insegnamento più grande: non si finisce mai di imparare. Il passaggio al primo Dan non è un premio alla carriera, ma il riconoscimento di un uomo che, nonostante gli anni e i dolori, accetta di rimettersi in gioco ed un nuovo inizio.

Oggi guardo alla mia cintura sbiadita, ai miei maestri di sempre e al mio vecchio amico ritrovato. Capisco che il tempo non è mai passato davvero. Il Dojo è il posto dove il "progetto uomo" continua, un incontro alla volta, una caduta alla volta.

Se avete una vecchia cintura chiusa in un cassetto, tornate a prenderla. Il tatami vi sta aspettando, e il tempo, lì sopra, non passa mai per davvero.


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