Il mio Kamikaze interiore

Come il "Vento Divino" ha spazzato le illusioni marziali: storia di un praticante quarantenne
di Matteo Massarotto
Nella storia del Giappone, il Kamikaze è il Vento Divino: una tempesta improvvisa e inarrestabile che sorge per proteggere il territorio, spazzando via le flotte nemiche quando tutto sembra perduto.
Nel mio percorso marziale, iniziato a 15 anni, quel vento ha impiegato vent'anni per alzarsi. Ma quando è arrivato, ha travolto ogni sovrastruttura, lasciandomi nudo di fronte alla realtà del combattimento.
La flotta delle illusioni (Wing Chun e Aikido)
Come un giovane guerriero accecato dal fascino del colpo, ho iniziato con il Wing Chun. Snobbavo il Judo; la mia ignoranza mi portava a vedere la lotta come un groviglio "brutto" e privo di nobiltà. Ero convinto che la marzialità fosse solo percussione.
Poi è arrivato l'Aikido. Per anni mi sono cullato nella sua estetica, nella ricerca di una pace interiore che però, nel profondo, sentivo incompleta. Fino ai 30 anni ho navigato in queste acque calme, arrivando al 3° kyu, ma sentivo che la tempesta stava per arrivare. Il mio corpo non voleva più girare a vuoto: cercava la linea retta, cercava l'impatto.
Il vento cambia: dal Jujitsu a Kawaishi
Dell'Aikido mi affascinava l'efficacia delle leve che arrivavano dal Jujitsu. Trovai così rifugio nel Jujitsu, praticando in una scuola dello stile WJJF. Le tecniche erano più "mie", arrivai alla cintura blu ma mancava ancora qualcosa: un metodo.
Fu risalendo alla fonte che il vento iniziò a soffiare forte: scoprii che quello stile doveva tutto al maestro di Judo Mikinosuke Kawaishi. Leggere i suoi libri è stato l'inizio della tempesta. Kawaishi non offriva balletti, offriva un sistema. Lì ho capito che ciò che avevo snobbato da giovane — il Judo — era in realtà la terra ferma che stavo cercando.
Lo schianto dei 40 anni: il sacrificio dell'Ego
Iniziare Judo a 35 anni, affiancare ad esso la Boxe e poi doversi fermare per sei anni tra pandemie, case da costruire e figli in arrivo, è stato il mio vero test di resilienza. A 41 anni, molti avrebbero rinunciato e avrebbero vissuto di bei ricordi.
Qui è avvenuto il mio atto da Kamikaze: ho deciso di sacrificare il mio ego. Ho distrutto l'immagine del marzialista titolato da "pezzi di carta" per schiantarmi contro la realtà della cintura gialla di Judo.
"Essere un Kamikaze marziale a 40 anni significa questo: avere il coraggio di far schiantare i propri pregiudizi contro il muro del Randori, per far nascere qualcosa di vero dalle macerie."
La pace dopo la tempesta: la verità del Randori
Oggi, in quella che molti considerano l'età del declino, io ho trovato la mia massima efficacia. Nella palestra Mikage, il Vento Divino ha pulito tutto il superfluo. Resta il Randori: lo scontro onesto, la fatica vera, la proiezione che funziona perché deve funzionare, non perché l'altro mi lascia fare.
Conclusioni: il Vento che resta
Non rinnego il mio girovagare tra le arti marziali. Quelle sono state le navi su cui ho navigato, ma il Kamikaze interiore doveva distruggerle affinché io potessi finalmente toccare la terra del Judo.
A tutti i "senior" che sentono che qualcosa manca: non abbiate paura di far soffiare il vento. Non è mai troppo tardi per schiantarsi contro la verità e scoprire che, sotto la cenere delle mode o dell'estetica, batte il cuore di un vero marzialista.
"Ti ritrovi nella storia di Matteo? Vieni a scoprire la verità del Randori al Mikage Dojo. Il primo allenamento è l'inizio del tuo vento."
