La grammatica in un respiro - il seminario con il Maestro Gazzignato (solo due cucchiai di farina)

04.10.2026

Nel judo moderno, spesso fagocitato dalla frenesia agonistica, dallo scontro fisico e dalla ricerca muscolare del risultato, si corre il rischio di smarrire il vocabolario originario del Kodokan. Ci si dimentica che prima della proiezione esiste l'equilibrio, e prima della forza esiste il vuoto.

Oggi, affiancato e pazientemente sopportato dal Maestro Emmanuella, ho fatto un passo indietro nel tempo, riavvicinandomi a quell'essenza pura durante un allenamento speciale dedicato al Ju no Kata. Sotto la guida attenta e l'occhio critico del Maestro Fabrizio Gazzignato (non devo spiegare il suo Curriculum), mi sono sentito infinitamente piccolo davanti all'immensità di una pratica che racchiude il segreto stesso del nostro principio fondante: la cedevolezza.

Il Ju no Kata non è una semplice sequenza di movimenti. Jigoro Kano lo concepì spogliandolo persino della necessità del judogi e delle classiche prese ai baveri, per dimostrare che l'adattabilità è una legge universale. È la traduzione fisica del Seiryoku Zenyo (il miglior impiego dell'energia): l'arte di assorbire l'aggressività altrui per trasformarla in uno sbilanciamento perfetto, fluido e inesorabile. È l'acqua che aggira e modella la roccia.

Abbiamo avuto la fortuna di assistere all'esecuzione completa di queste forme da parte di due allieve di una palestra amica. In quel momento, ho gustato ogni singolo gesto. Lo spazio-tempo si è fermato, creando una bolla tersa di energia attorno a noi, in cui la filosofia si faceva geometria e respiro.

L'occhio di chi ama scavare nella storia marziale sa che certe lezioni non si possono apprendere in digitale. Guardare questi movimenti su YouTube non rende minimamente l'idea: lo schermo appiattisce le forze, nasconde i vettori e silenzia i respiri. Viverli dal vivo significa invece percepire la tensione dei corpi, i micro-aggiustamenti posturali, l'esatto istante in cui il Kuzushi si materializza.

Alla fine di questa giornata, posso dire di aver imparato il Ju no Kata? Assolutamente no. Ma ho raccolto due preziosi cucchiai di farina e li ho messi nel sacchetto della mia conoscenza. Ho visualizzato quanta strada ci sia ancora da percorrere. In un'epoca che rincorre costantemente l'immediatezza e le fragili scorciatoie stile ACME, il tatami ci impone una verità diversa: l'Arte richiede tempo e umiltà.

Il sudore del randori ci forgia per il combattimento e per le sfide quotidiane, ma è solo respirando il profumo antico tramandato nei gesti dei Kata che l'esperienza del judo si compie per intero.

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